L'obiettivo è "collegare le persone con informazioni scientificamente fondate", spiega il colosso di Menlo Park. Fra le cui pagine, nonostante tutto, continuano a circolare bufale, mezze verità, contenuti tendenziosi o del tutto infondati (non solo sui temi ambientali, ovviamente). Così, Facebook ha deciso di ingranare una nuova marcia, un po' sulla falsa riga di quanto fatto con la pandemia da coronavirus (oltre due miliardi di persone hanno consultato le informazioni garantite dalle diverse autorità sanitarie tramite il social) ma spingendosi perfino oltre: fatti, prospettive e dati arriveranno anzitutto dall'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change e dalla rete globale di partner scientifici fra cui l'Unep, il programma per l'ambiente delle Nazioni Unite, la statunitense Noaa, National Oceanic and Atmospheric Administration, la World Meteorological Organization e altri. Si parte anzitutto in Francia, Germania, Gran Bretagna e ovviamente Stati Uniti ma verosimilmente la piattaforma sarà disponibile a breve in molti altri mercati.
 


Per quello che riguarda l'epidemia da coronavirus, il social network da oltre tre miliardi di utenti si presenta a diversi mesi dall'esplosione con i numeri in regola: 7 milioni di post rimossi e altri 98 milioni etichettati come controversi e arricchiti da link per approfondire e contestualizzare. Sui temi climatici e su tutti i contenuti pseudoscientifici se non propagandistici collegati, invece, la creatura di Mark Zuckerberg viene ripetutamente accusata di essere ben più inefficiente nell'analisi e nella cancellazione di post, video e altri contenuti. Già lo scorso luglio un articolo del New York Times aveva approfondito come i negazionisti del cambiamento climatico si appellino spesso al rispetto del pluralismo e della diversità delle opinioni sulla piattaforma, camuffando la propria propaganda da "editoriali" e "commenti" e riuscendo spesso a schivare le diverse misure messe in campo dalla piattaforma, compresi i link che ormai da tempo Facebook colloca in calce ai post dubbi e controversi.
 
Una lettura che il social ha rigettato in pieno, spiegando che anche i pezzi d'opinione sono comunque sottoposti alle pratiche di fact-checking: "Non c'è una parte delle nostre policy che preveda eccezioni per i contributi d'opinione", ha spiegato Chris Cox, chief product officer.