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29 / 07 / 2020

ambiente Piombino, le 56 ecoballe inabissate da cinque anni davanti all’Elba nel santuario dei cetacei del Tirreno e bloccate sott’acqua dalla burocrazia



NEL MARE DAVANTI A PIOMBINO


I pescatori: «Ormai quando capitano nelle reti da pesca le ributtiamo in mare per evitare problemi.»


Un carico di 56 ecoballe di plastica finisce in mare davanti al golfo di Follonica, cinque anni fa. Il comandante della nave non segnala il fatto, lo fa l’inceneritore in Bulgaria che aveva acquistato il carico. La Capitaneria di Porto di Piombino, in attesa di «comunicazioni formali», non si attiva e non lo fa nemmeno il sindaco di Piombino del tempo, Massimo Giuliani. Passano cinque anni alla ricerca di qualcuno che se ne debba occupare. Solo un anno fa viene nominato un commissario straordinario per risolvere il problema che, però, si scopre incompatibile.

Mentre si discute su chi e che cosa fare, i pescherecci della zona iniziano a tirare su nelle reti da pesca tonnellate di plastica. Ma si decide che non è competenza loro ripulire il mare da quelle ecoballe. E oltre a non pagargli le giornate perse di lavoro e i danni subiti per il peso enorme dei rifiuti si stabilisce il divieto di pesca in quell’area. Nessun ritrovamento di plastiche in mare, nessun problema.

Dopo cinque anni di silenzio il nuovo sindaco di Piombino Francesco Ferrari decide di denunciare pubblicamente lo scandalo. Perché nel frattempo le reggette che avvolgono le balle di plastica a 50 metri di profondità iniziano a rompersi e a disperdere plastiche. Un’intera balla si spiaggia addirittura sulla costa mossa dalle correnti.


Il primo cittadino si rivolge al ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiedendogli un intervento diretto ma il generale Costa risponde che non è competenza sua bensì della Protezione Civile che deve dichiarare lo stato d’emergenza. Risposta della Protezione Civile: non ci sono i presupposti per dichiarare l’emergenza. Conclusione: 40 balle di plastica restano in fondo al mare. Anzi, c’è una conclusione peggiore: oggi, quando i pescatori si ritrovano nelle reti le ecoballe, le ributtano in mare per non avere problemi.
«Sei obbligato a sospendere il lavoro, tornare a terra, fare denuncia, perdere giorni per localizzare precisamente dove le hai agganciate, riparare i danni all’imbarcazione perché sono pesanti da trasportare» dice un pescatore che quattro anni fa ne ha raccolte l’ultima.

Il disastro ambientale che grava sulla città di Piombino e sull’intero golfo di Follonica è il capolavoro della burocrazia italiana che anche quando decide di attivarsi riesce a trovare il modo per bloccarsi. Così succede che pochi giorni fa sia scaduto il mandato del commissario straordinario deputato a risolvere questo problema, il contrammiraglio Aurelio Caligiore, il cui atto di nomina era stato firmato dal ministro dell’Ambiente, approvato in Consiglio dei ministri e controfirmato dal capo dello Stato Sergio Mattarella.

Per capire perché quelle balle siano finite in fondo a uno dei tratti di mare più belli della costa bisogna ritornare al 2015. Esattamente al 23 luglio alle ore 18,30 quando la motonave Ivy battente bandiera delle Isole Cook (di proprietà di una società con sede nelle Isole Marshall) lascia il porto di Piombino verso Civitavecchia. A borso ci sono 1888 balle di rifiuti destinate a un inceneritore bulgaro. «La spedizione internazionale è affidata a una società che si chiama Eco Valsabbia srl ai cui vertici c’è il signor Sergio Gozza, nome decisamente noto quando si tratta di spazzatura» si legge nel report di Greenpeace Italia.
Infatti Gozza nel 2010 si trova implicato in una brutta vicenda di smaltimento illecito di rifiuti da cui lo salva la prescrizione. I pm napoletani avevano ricostruito un sistema per cui la società facente capo a Gozza prelevavano idrocarburi provenienti da un petrolchimico di Casoria, in provincia di Napoli, e venivano poi miscelati ad altri rifiuti per poi essere smaltiti illecitamente.


Ancora più inquietante la vicenda che lo vede coinvolto nel 2013 quando una sua nave viene sequestrata in Romania perché si scopre carica di rifiuti classificati con codici contraffatti. «Il mare è calmo e le condizioni meteo sono ottimali» ricostruisce il report di Greenpeace Italia. Tuttavia dopo circa un’ora di viaggio la nave ha problemi di assetto e il comandante ordina di sversare in mare 56 balle per riequilibrarla nonostante si trovi in un’area marina protetta. Dopodiché si rimette in viaggio senza dare nessuna comunicazione dell’accaduto.




Le ecoballe vengono scaricate il 3 agosto in Bulgaria ma la comunicazione dell’ammanco alla Provincia di Grosseto arriva solo un mese dopo, il 3 settembre. Altra stranezza. A garanzia del carico viene rilasciata una fideiussione alla Ecoexport (altra società facente capo a Gozza) a favore del ministero dell’Ambiente. Eppure, nonostante il disastro ambientale che nascerebbe dal rilascio in mare di un quantitativo così elevato di plastiche, il ministero non attiva la fideiussione, anzi, la fa scadere.




Mentre del capitano di quella nave si perde ogni traccia, il 31 luglio 2015, dal mare arriva a pelo d’acqua la prima ecoballa che si spiaggia nel golfo di Follonica. Da lì in poi ne verranno ritrovate altre 15 nelle reti dei pescatori, più altri chili di plastica raccolti insieme ai pesci. Il 25 giugno dell’anno scorso il ministro dell’Ambiente propone la nomina del contrammiraglio Aurelio Caligiore a commissario straordinario. Caligiore individua il punto in cui si è inabissato il maggior numero di balle (altre si sono spostate ed è probabile che siano in giro per il golfo) ma quando si arriva al momento operativo l’Autorità garante per il Commercio blocca tutto per un probabile conflitto di interessi del contrammiraglio: è anche responsabile del settore ambiente delle capitanerie di porto. «E’ una vicenda che sfugge alla mia razionalità - dice Caligiore -. Mi ha proposto un ministro, non mi sono proposto io. E’ evidente che durante l’iter procedurale è sfuggita qualcosa. Se c’erano ombre sulla mia correttezza potevano nominarne un altro».


L’epilogo è questo: dal mese di aprile di quest’anno il sindaco di Piombino rimbalza dal ministro dell’Ambiente al capo della Protezione civile nel tentativo di trovare una soluzione. Che non arriva e nemmeno si intravede poiché il primo sostiene che si tratti di una competenza del secondo e quest’ultimo che non ci siano i presupposti normativi per un suo intervento. In settimana ci dovrebbe essere un nuovo incontro tra sindaco, ministro e Protezione Civile. C’è da nominare il nuovo commissario o prorogare l’attuale. Poi si vedrà come ripulire il mare.




Fonte: Corriere della Sera


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